DANZA CONTEMPORANEA

ErosAgape  “alla ricerca del vero senso dell’eros”

Spettacolo di Danza Contemporanea dal libro di Alessandro Meluzzi “ErosAgape un’unica forma d’amore”.

Regia e coreografie Sabrina Pedrazzini e Tiziana Vitto
Aiuto regia Gabriella Cottica
Maestri di recitazione Riccardo Piricò ed Evelina Primo
Scenografia e allestimento scenico Dario Cavalletti e Vittorio Porcelli
Disegno luci Alberto Negri
Riprese video Mauro Valle
Musiche Autori vari
Responsabile di produzione Alessia Magliano
Cast ballerini e attori Simone Bacchetta, Paola Belloni, Elisa Birelli, Stefano Brambilla, Nadia Locatelli, Alessia Magliano, Martina Malberti, Alessandra Negri, Silvia Notaro, Ambra Sposito, Sergio Stefini, Giada Truzzi.

NOTE DI REGIA

ErosAgape: Inizio e fine di un percorso ciclico alla ricerca del significato più profondo e unico dell’amore lasciando parlare, vivere e respirare il proprio corpo con la danza di oggi. Eros è Luce e Amore forza primordiale, potenza creatrice che muove l’universo, Amore originario da cui l’uomo proviene e al quale si ricongiunge. I corpi che danzano, diventano nel primo quadro bellezza surreale, energia allo stato puro, voglia di vivere, eros tra uomo e donna, nel desiderio dei corpi che si intrecciano.

La forza espressiva del movimento si snoda in quadri intensi e fortemente emotivi per la profondità dei contenuti: di fronte all’Amore c’è spesso la Paura, l’incertezza del nostro vivere quotidiano e il conseguente senso di precarietà dell’esistenza, costantemente minacciata dalla morte come in un medioevo contemporaneo; tutto ciò può inibire, bloccare e impedire di vivere la pienezza della nostra vita o, al contrario ci trasforma in persone voraci, bramose di possedere e di raggiungere il piacere fine a se stesso e allora anche l’amore diventa oggetto di consumismo… “usa e getta…” senza alcun bagliore di felicità. L’eros così vissuto si camuffa in camera degli specchi dove vede se stesso distorto in molteplici maniere. Da qui, angoscia e insoddisfazione… C’è allora il bisogno e la necessità di sostare e mettere in gioco la totalità della persona in un atto di DONO, non legato ad un mercimonio ad un meretricio, ma capace senza paura di affrontare momenti di fatica e di mistero che è il passaggio di una porta che angoscia l’uomo.

Ricongiungerci a quell’Amore che va al di là della fragilità e precarietà umana perché si accosta alla dimensione dell’infinito e della totalità. A-mors: L’ amore come “non morte”, perché attraverso l’amore l’uomo vince la morte.

“Non avere paura dell’Amore, cerca l’incontro con l’altro, con te stesso, con l’Infinito”


Teatro alle Vigne – Lodi
24 Aprile 2008

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